…a cosa serve la tecnologia se la metodologia rimane la stessa?
…a cosa serve la tecnologia se la metodologia rimane la stessa?
Essere o non essere un insegnante digitale, qui sta il problema:
E’ più degno patire lo strapotere dell’educazione informale,
Le numerose insufficienze, i milioni di debiti formativi
Di un disastroso rapporto di coppia(l’Insegnare e l’Imparare) o
Ritenere che tutto cambi perché niente cambi veramente?
Promuovere, recuperare, non altro, e con il recupero dire
Che si è messo fine alle gravi carenze, a ogni limitata capacità,
Applicazione e partecipazione: grazia da chiedere devotamente.
Ristrutturare, generare, creare, una scuola digitale forse.
Qui sta il difficile: perché nella scelta del digitale quali
Conseguenze ricadranno su di noi quando liberati da questa
Conservativa illusione di comunicare il nuovo continuando
A pensare, a immaginare vecchio, è pensiero che deve arrestarci.
Ecco il dubbio che tiene in vita a così tarda età gli insegnanti;
Perché chi vorrebbe subire le sferzate e le derisioni
Dei Gutenberg, il potere occulto dei mass-media, l’arroganza
Dell’informatica istruzionista, le sofferenze
Dell’innato impulso ad insegnare frustrato, le lungaggini
Dell’apparato burocratico, l’insolenza degli esperti e
Gli inadeguati fondi stanziati o stanziabili,
Quando egli stesso, nient’altro che con un ‘6′, potrebbe
Far sua la pace? Chi vorrebbe assumersi la responsabilità
Di cambiare il sistema nel profondo,di correre il rischio di
Scegliere rinunciando al certo per l’incerto, se lo sgomento
Del ‘cambiamento’, la sconvolgente digitalizzazione del mondo
Da cui è impossibile sottrarsi – giacché la stessa scelta di
Ignorarla comporta logoranti affanni – non trattenesse la
Nostra volontà facendoci preferire il peso dei mali presenti
Piuttosto che affrontare altri che non conosciamo?
E’ la paura di perdere il regno dell’Aula e il dominio nella relazione
Didattica chiamata tecnofobia che ci rende codardi,
Così la trasformazione del sistema in corso diventa un ingannatore
Mutamento nel sistema, e anche le più ammiccanti promesse e
Generose potenzialità della creatività tecnologica vanno
A finire nel nulla, e perdono il nome di innov-azione.”
di Tania Mulè
Quelle che seguono sono sintetiche indicazioni, ricavate da materiale facilmente reperibile on-line, per costruire mappe concettuali efficaci. Sono proposte per facilitare lo svolgimento dell’attività del docente, suggerendo una modalità di realizzazione sensata, tra le molte possibili.
Una mappa concettuale è in genere considerato uno strumento per interpretare, rielaborare e trasmettere conoscenze: in senso tecnico essa è la rappresentazione grafica di parole-concetto, all’interno di forme geometriche dette nodi, collegate da frecce che esplicitano, con parole-legamento, le loro relazioni.
Caratteristica della mappa concettuale è dunque quella di manifestare la struttura delle conoscenze, i legami sottesi e quindi farne prendere piena consapevolezza. In questo senso, oltre a rappresentare conoscenze essa è utile per organizzarle.
Da un punto di vista didattico, nella costruzione di un percorso, la mappa può aiutare a mettere a fuoco l’ordine gerarchico dei concetti intorno a cui sviluppare il proprio discorso o la propria ricerca. In questo modo essa contribuisce alla consapevole costruzione del proprio sapere.
La prima operazione da compiere è quella di individuare chiaramente un ambito entro cui operare la ricostruzione concettuale: deve trattarsi di un campo ristretto, un argomento definito, pena la genericità e l’approssimazione della mappa.
Come seconda operazione è necessario identificare le cosiddette domande focali, cioè quelle rispondendo alle quali possiamo far emergere i concetti. Come riconoscerli? Un concetto è una regolarità percepita negli eventi o oggetti, che designamo con un’etichetta; i concetti chiave sono, in ogni ambito, quelli portanti, che ne condizionano l’apprendimento o la conoscenza.
Le due operazioni successive sono quelle di gerarchizzazione e collegamento tra concetti. In una mappa gerarchica i concetti più inclusivi sono collocati nella parte superiore.
Le parole-legame fungono da specificazione della linea di collegamento tra due concetti, fissando la relazione tra essi.
Alla prima mappatura può far seguito un’aggiunta o una riduzione di concetti, con una adeguata revisione delle parole-legame: è importante ricordare che se la scelta dei concetti non è arbitraria, la loro disposizione e organizzazione è soggettiva e sempre passibile di rettifica. In questo senso la mappatura è un processo.
La scelta delle parole-concetto deve essere tale da etichettare il concetto con una o poche parole: quando è necessario ricorrere a troppe parole evidentemente non sono stati adeguatamente individuati i concetti.
Il passaggio da nodo a nodo attraverso le parole-legame dovrebbe produrre affermazioni significative e coerenti. Le linee di collegamento dovrebbero essere precise e legare ogni concetto con non più di due o tre sottoconcetti: se ciò non è possibile, si deve ricorrere alla introduzione di qualche concetto intermedio.
Si deve aver cura di verificare che siano presenti tutti i concetti essenziali e che le catene concettuali siano tra loro connesse, in modo da garantire esaustività e completezza.
Esercizi VAKOG per passare dalla percezione del testo monomediale alla creazione di un testo multimediale.
Coketown -estratto dal cap. V di Tempi difficili di Charles Dickens
Era una città di mattoni rossi, o meglio di mattoni che sarebbero stati rossi se il fumo e la cenere lo avessero permesso; ma, così come stavano le cose, era una città di un rosso e un nero innaturale come la faccia dipinta di un selvaggio. Era una città di macchine e di alte ciminiere dalle quali uscivano senza soluzione di continuità interminabili serpenti di fumo che mai riuscivano a svolgersi. Aveva un canale nero, un fiume color porpora per le vernici maleodoranti, e vasti gruppi di edifici pieni di finestre ove tutto il giorno era un continuo battere e tremare, dove gli stantuffi delle macchine a vapore si muovevano in su e in giù, monotoni, come la testa di un elefante in preda a una pazzia melanconica. Aveva molte strade larghe, una uguale all’altra e molte viuzze ancor più simili una all’altra, abitate da persone egualmente simili le une alle altre, che riuscivano e rientravano tutte alla stessa ora, con lo stesso scalpiccio sugli stessi selciati, per fare lo stesso lavoro, persone per le quali ogni giorno era eguale al giorno precedente e all’indomani, ogni anno il duplicato dell’anno trascorso e dell’anno a venire.
Tali attributi di Coketown erano inseparabili dall’industria che l’aveva fatta nascere; ma, a contrappeso, c’erano le comodità di vita che si diffondevano per il mondo, le raffinatezze di vita che tanto contribuiscono a fare le signore eleganti, le quali sopporterebbero appena di sentir parlare del luogo che abbiamo nominato.
Un gioco psicolinguistico di scrittura creativa sul racconto di Ernest Hemingway.
Sono stata incaricata dal D.S. del Liceo Scientifico ‘Ettore Majaorana’ di Scordia (CT) di seguire assieme ad altri due colleghi, Carmelo Tramontana e Salvatore Sinatra, la formazione dei docenti neoassunti.
Ho ritenuto opportuno creare uno spazio flessibile di confronto tra noi e-tutor e i corsisti, e per cominciare inseriamo una piccola guida all’uso della piattaforma PuntoEdu.