Essere o non essere un insegnante digitale, qui sta il problema:
E’ più degno patire lo strapotere dell’educazione informale,
Le numerose insufficienze, i milioni di debiti formativi
Di un disastroso rapporto di coppia(l’Insegnare e l’Imparare) o
Ritenere che tutto cambi perché niente cambi veramente?
Promuovere, recuperare, non altro, e con il recupero dire
Che si è messo fine alle gravi carenze, a ogni limitata capacità,
Applicazione e partecipazione: grazia da chiedere devotamente.
Ristrutturare, generare, creare, una scuola digitale forse.
Qui sta il difficile: perché nella scelta del digitale quali
Conseguenze ricadranno su di noi quando liberati da questa
Conservativa illusione di comunicare il nuovo continuando
A pensare, a immaginare vecchio, è pensiero che deve arrestarci.
Ecco il dubbio che tiene in vita a così tarda età gli insegnanti;
Perché chi vorrebbe subire le sferzate e le derisioni
Dei Gutenberg, il potere occulto dei mass-media, l’arroganza
Dell’informatica istruzionista, le sofferenze
Dell’innato impulso ad insegnare frustrato, le lungaggini
Dell’apparato burocratico, l’insolenza degli esperti e
Gli inadeguati fondi stanziati o stanziabili,
Quando egli stesso, nient’altro che con un ‘6′, potrebbe
Far sua la pace? Chi vorrebbe assumersi la responsabilità
Di cambiare il sistema nel profondo,di correre il rischio di
Scegliere rinunciando al certo per l’incerto, se lo sgomento
Del ‘cambiamento’, la sconvolgente digitalizzazione del mondo
Da cui è impossibile sottrarsi – giacché la stessa scelta di
Ignorarla comporta logoranti affanni – non trattenesse la
Nostra volontà facendoci preferire il peso dei mali presenti
Piuttosto che affrontare altri che non conosciamo?
E’ la paura di perdere il regno dell’Aula e il dominio nella relazione
Didattica chiamata tecnofobia che ci rende codardi,
Così la trasformazione del sistema in corso diventa un ingannatore
Mutamento nel sistema, e anche le più ammiccanti promesse e
Generose potenzialità della creatività tecnologica vanno
A finire nel nulla, e perdono il nome di innov-azione.”
di Tania Mulè